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Kitchening

martedì 27 gennaio 2015

HAPPY BIRTHDAY ALE!!!



Tanti auguri Ale!!!  Visto che bel disegno? Visto che bella idea? Ma quanto bene ti vogliono le tue amiche??? Io fossi te lo incornicerei e lo attaccherei in cucina, pare che te lo manderanno! Ti auguro un felice compleanno e ti ringrazio perché in quest'occasione ho scoperto il tuo blog, il tuo modo di scrivere, il tuo essere Van Pelt (più di persona che sulla carta veramente :P) e soprattutto una ricetta favolosa, i tuoi tagliolini al limone! Li ho veramente apprezzati molto, insieme alle tue spiegazioni precisissime, ai segreti rivelati, che a loro volta rivelano l'amore per la condivisione, bello questo!!! Vale di sicuro il dover aspettare la mezzanotte e mezzo con gli occhi che si chiudono già alle ventidue e venti, il dolce maritino crollato a letto che russa già da un po', ma ora punto la sveglia, salvo la bozza e poi voglio esserci anch'io a farti gli auguri! Chissà se mi riuscirà, se avrò capito tutte le spiegazioni della dolce Elisa Baker, che poverina le avrà ripetute a tutte cento volte nel gruppo segreto su Messenger, "mi raccomando, ore 00,30 del 27, quindi mezzanotte e mezzo del 26!"...Bello avere amiche così, con un cuore così grande, devi esserne fiera!!!


Questo piatto è una figata, ci credo che la Parodi te l'abbia copiato!!! Io lo rivenderò sicuramente alla prossima cena importante, la porca figura è assicurata! Fatto con tagliolini secchi vinti dal marito ad una corsa podistica (marca sconosciuta), avanzo di panna fresca da montare Mukki, limoni della Coop, burro Vipiteno: nonostante la qualità così e così è venuto fuori un piatto delizioso, pensa quando utilizzerò ingredienti superlativi! E che risate quando racconti del modo in cui sei venuta in possesso di questa ricetta!
Per questo sono contenta di essere qui a farti gli auguri, stai bene e continua a raccontarci la tua bella esperienza!
Con affetto
Cecilia

HAPPY BIRTHDAI ALE!!!



Tanti auguri Ale!!!  Visto che bel disegno? Visto che bella idea? Ma quanto bene ti vogliono le tue amiche??? Io fossi te lo incornicerei e lo attaccherei in cucina, pare che te lo manderanno! Ti auguro un felice compleanno e ti ringrazio perché in quest'occasione ho scoperto il tuo blog, il tuo modo di scrivere, il tuo essere Van Pelt (più di persona che sulla carta veramente :P) e soprattutto una ricetta favolosa, i tuoi tagliolini al limone! Li ho veramente apprezzati molto, insieme alle tue spiegazioni precisissime, ai segreti rivelati, che a loro volta rivelano l'amore per la condivisione, bello questo!!! Vale di sicuro il dover aspettare la mezzanotte e mezzo con gli occhi che si chiudono già alle ventidue e venti, il dolce maritino crollato a letto che russa già da un po', ma ora punto la sveglia, salvo la bozza e poi voglio esserci anch'io a farti gli auguri! Chissà se mi riuscirà, se avrò capito tutte le spiegazioni della dolce Elisa Baker, che poverina le avrà ripetute a tutte cento volte nel gruppo segreto su Messenger, "mi raccomando, ore 00,30 del 27, quindi mezzanotte e mezzo del 26!"...Bello avere amiche così, con un cuore così grande, devi esserne fiera!!!


Questo piatto è una figata, ci credo che la Parodi te l'abbia copiato!!! Io lo rivenderò sicuramente alla prossima cena importante, la porca figura è assicurata! Fatto con tagliolini secchi vinti dal marito ad una corsa podistica (marca sconosciuta), avanzo di panna fresca da montare Mukki, limoni della Coop, burro Vipiteno: nonostante la qualità così e così è venuto fuori un piatto delizioso, pensa quando utilizzerò ingredienti superlativi! E che risate quando racconti del modo in cui sei venuta in possesso di questa ricetta!
Per questo sono contenta di essere qui a farti gli auguri, stai bene e continua a raccontarci la tua bella esperienza!
Con affetto
Cecilia

domenica 18 gennaio 2015

Torta della nonna e cioccolata in tazza

Oggi vi do due ricettine che vi faranno fare un figurone, sicuro. La prima è la torta della nonna, che si fa presto a dire che è facile, è vero sì che è facile, ma solo se si ha una buona ricetta di pasta frolla e una altrettanto buona di crema pasticciera. E allora ecco qua le ricette!

Pasta frolla:
250 grammi di farina
140 grammi di burro
100 grammi di zucchero
un tuorlo
buccia grattugiata di un limone

Sbriciolate burro e farina, aggiungete lo zucchero e intridete anch'esso nel composto, ponete al centro il tuorlo e con una forchetta iniziate a incorporarlo al composto, poi finite di impastare con le mani. Fate una palla schiacciata e mettete in frigo a riposare. Non crediate che abbia sbagliato: basta un solo tuorlo, è la ricetta del mitico Felder, quindi una sicurezza!


Crema pasticciera:
5 tuorli
150 grammi di zucchero
50 grammi di farina
mezzo litro di latte intero
scorza di limone

Scaldate il latte con la scorza del limone e metà dello zucchero e portatelo ad ebollizione. Nel frattempo, mettete i tuorli in una ciotola con il resto dello zucchero e mescolate semplicemente con una frusta. Aggiungete anche la farina e mescolate ancora. Aggiungete una piccola quantità di latte bollente e mescolate subito energicamente per uniformare la temperatura, poi versate il resto del latte, mescolate bene, rimettete il composto nella pentola e riportate la pentola sul fuoco, mescolando continuamente finché la crema non si sarà addensata. Versate la crema in una ciotola e ponete quest'ultima in un'altra ciotola più grande contenente acqua fredda. Sulla crema mettete della pellicola a contatto per evitare che si formi la crosticina.

Montate la torta:
stendete due terzi dell'impasto su un foglio di carta forno e rovesciatelo nello stampo a cerniera imburrato e infarinato, di 20 cm., coprendo un po' anche i bordi dello stampo. Versatevi dentro la crema e ricoprite con l'altro terzo della pasta stesa in uno strato più sottile. Versateci sopra delle mandorle che avrete prima tostato un po' in padella antiaderente. Infornate a 170 gradi per 40 minuti circa. Spolverizzate con zucchero a velo.

Per la cioccolata in tazza vi occorreranno (dose per una tazza abbondante): 
65 grammi di buon cioccolato fondente 
100 ml di acqua
200 ml di latte intero
panna da montare

Scaldate l'acqua e portatela ad ebollizione. Nel frattempo, riducete a scaglie il cioccolato. Quando l'acqua bolle, spegnete e versatelo dentro. Lasciate riposare 30 secondi, poi mescolate con un cucchiaio di legno. Aggiungete il latte e riportate sul fuoco, mescolando sempre finché la cioccolata non diventerà bella cremosa. Non spazientitevi, ci vorrà un pochino, ma il risultato sarà un velluto, e non quei mappazzoni tutta fecola, immangiabili, che alcuni, poveretti, apprezzano pure molto: vade retro Satàn!!!

Montate della panna fresca con poco zucchero a velo, mettetela nella tasca da pasticciere e abbondate sulla cioccolata calda. Godetevi attimi di puro piacere, poi pensate a qualche attività fisica da fare per smaltire questa bomba di calorie, ahahaha!!!

venerdì 2 gennaio 2015

Quiche alle cipolle caramellate



Buongiorno e buon anno a tutti! Come state? Passata una buona fine anno? Io sì, nonostante le premesse l'anno è iniziato nel migliore dei modi, addirittura con un bacio del tutto inaspettato e assai gradito. La vita è bella proprio per questo, non credete? E all'insegna della dolcezza, vi passo la ricetta di questa quiche, fatta così per caso, che si è rivelata una mezza opera d'arte riscuotendo un vero successone a una cena natalizia con amici.

Ingredienti:
1 rotolo di pasta sfoglia
8 cipolle di Tropea
olio e una noce di burro
3 cucchiai di vino rosso
1 cucchiaio di zucchero
2 uova
200 ml di panna liquida fresca da montare
50 gr. di parmigiano grattugiato
sale 
pepe bianco


Affettate sottilmente le cipolle e fatele stufare a fuoco bassissimo in olio e burro. Alzate un po' la fiamma e versate il vino, fate evaporare. Aggiungete a questo punto lo zucchero, e mescolate continuamente con un cucchiaio di legno finché le cipolle non saranno caramellate e ben asciutte, facendo però molta attenzione a non farle bruciare. In tutto ci vorrà una mezz'oretta. Fatele raffreddare. Preparate l'"appareil a quiche": sbattete due uova in una ciotola, aggiungete la panna liquida, il parmigiano, un pizzico di sale e una macinata di pepe bianco, sbattete ancora leggermente e aggiungete le cipolle raffreddate. Stendete la pasta sfoglia in una tortiera rotonda o rettangolare, a vostra scelta, bucate il fondo con i rebbi di una forchetta e versate il composto di uova panna cipolle etc. Infornate a 190° per quaranta minuti circa, o finché la superficie apparirà dorata. Gustatela tiepida (si può preparare in anticipo e riscaldare in forno). Bon appetit!



sabato 6 dicembre 2014

Tagliatelle ai carciofi e funghi porcini, tutto in un'ora

Non mi dilungherò molto in questo post perché il concorso del Molino Grassi scade tra mezz'ora...

Ingredienti:

150 gr. farina Miracolo del Molino Grassi
50 gr. di semola rimacinata
1 uovo intero
2 cucchiai d'acqua tiepida
4 carciofi morellini
50 gr. di funghi porcini secchi ammollati
aglio, olio, sale e pepe
parmigiano grattugiato

Impastate la farina e la semola con l'uovo leggermente sbattuto con l'acqua. Lavorate fino ad ottenere un impasto omogeneo. Fate riposare mentre preparate il sugo.



Pulite i carciofi e ammollate i funghi. Tagliateli a spicchi. Rosolateli in una larga padella dove avrete messo a imbiondire l'aglio. Aggiungete i funghi strizzati. Saltate qualche minuto, i carciofi devono rimanere croccanti. Mentre fate questo, stendete la pasta, arrotolatela e tagliatela a mo' di tagliatelle. Infarinate con un po' di semola.



 Quando l'acqua bolle, salatela e buttate le tagliatelle e cuocetele per due o tre minuti. Saltatele nella padella con i carciofi e i funghi, poi spolverate di parmigiano. Velocissime e squisite.

lunedì 1 dicembre 2014

FESTIVAL DEI CUOCHI - BIENNALE GASTRONOMICA AL TEPIDARIUM DEL ROSTER

Venerdì 28 novembre alla Biennale Enogastronomica di Firenze, Giardino dell'Orticoltura, sei eccellenti cuochi si sono avvicendati nel presentare altrettanti loro eccellenti piatti: non potevo perdermi un'occasione tanto "ghiotta", nel vero senso della parola. Inizio previsto per le quattro di pomeriggio, alle quattro meno dieci ero già lì. Puntualissimo Leonardo Romanelli, l'organizzatore dell'evento, introduce Paolo Pellegrini, che inizia presentando e intervistando il primo chef, Paolo Gori, della TrattoriaDa Burde. Sembrava un ragazzo timido e riservato, quasi serio, ma dopo la prima domanda ha cominciato a parlare, parlare, e a raccontare del suo ristorante, di come l'abbia sempre considerato come la sua vera casa perché sopra la trattoria c'erano le camere, ma lì ci si dormiva e basta, invece si scendeva giù per lavorare, cucinare e fare società. Prima i barrocciai che arrivavano da Firenze si fermavano da Burde per riposarsi e rifocillarsi, qualcuno si fermava anche a dormire perché la sera non era tanto consigliabile proseguire da soli verso Campi. Davanti al locale si teneva anche il mercato dei polli rubati (i ladri andavano a Firenze a rubare i polli e poi venivano a venderli nella piazza di Petriolo). I ricordi continuano ad affiorare copiosi, Paolo ormai è un fiume in piena: ci racconta che ha imparato a cucinare guardando la nonna, che già a quel tempo faceva una perfetta cottura a bassa temperatura solo "col gomito e col dito", e a lui invece oggi servono i termometri e i forni speciali. Mentre racconta, Paolo esegue la sua ricetta, grano Senatore Cappelli tirato su come un risotto, sfumato con la Malvasia e cotto con brodo di lampredotto, servito col lampredotto stesso tagliato a striscioline e ripassato in padella fino quasi a farlo attaccare per caramellizzarlo. Fuori dal fuoco, condito con un pesto di cavolo nero, aglio e sale, tutto fatto rigorosamente a mano nel mortaio, infine mantecato con un "pecorino" all'85 per cento di latte di pecora e al 15 per cento di latte di capra. Piatto superlativo. Il grano Senatore Cappelli Paolo lo compra direttamente al mulino di Montespertoli, e in questo comune il sindaco ha stabilito che le mense scolastiche devono usare solo quel grano per fare il pane e la pasta per i bambini. E' così che si valorizza un prodotto e si cura la salute perché sembra che questo grano, dal chicco grosso e dal colore tostato, dalla spiga alta un metro e novanta che col vento o la pioggia si piega fino in terra e diventa impossibile da raccogliere a macchina, sia un grano antico tollerato anche dai celiaci.




Salutato Paolo Gori, arriva Marco Stabile, chef e patron dell'Ora d'Aria, una stella Michelin a Firenze in via dei Georgofili. Marco, sempre gentile e disponibilissimo,  presenta il "Peposo alla Manzotin", piatto geniale ottenuto dalla cottura a bassa temperatura della sorra messa sottovuoto a cuocere per trentasei ore a 70 gradi insieme a riduzione di vino e timo (il pepe viene dopo la cottura altrimenti ne va del suo sapore), servita a minuscoli dadini nella scatoletta di latta con la sua gelatina (chi non l'ha amata fin da piccolo) sopra un cucchiaino di miele allo zafferano, che ci sta divinamente…e come contorno, verdure croccanti cotte sempre sottovuoto e sempre a bassa temperatura. La carne cotta così delicatamente e a lungo scioglie al suo interno le piccole nervature di grasso e diventa perciò morbidissima e molto saporita!
Tutti assaggiamo felici, interveniamo, ed è un piacere per tutti e cinque i sensi perché gli chef si prodigano a spiegare i particolari e i metodi di cottura dei loro piatti, a far vedere e toccare gli ingredienti, a permettere che ci avviciniamo per sentire il profumo.




Dopo Marco Stabile arriva Debora Corsi del ristorante La Perla del Mare, a San Vincenzo, proprio SUL mare (a 15 metri dalla battigia, una meraviglia). Ci prepara le seppie in zimino, reinterpretate in maniera originale e personalissima. Le seppie vengono private della testa, frullate con poco olio e sale, vengono fatte delle quenelle e passate al vapore, poi spadellate con poco pomodoro fresco (una volte pronte sembrano quasi dei gamberoni), servite su un letto di coste di bietola frullate, accompagnate dalle teste delle seppie, cotte in padella e arrotolate nelle foglie di bietola tipo sigari sottili, e da…rullo di tamburi…spugna di bietola. Questa gioia per gli occhi e per il palato (frutto delle prove della sera tardi a locale ormai chiuso, e delle notti passate a pensare nuove ricette, i cuochi non dormono mai) si ottiene frullando le foglie della bietola ripassate in padella con olio e aglio, messe nel sifone insieme ad albume di uovo, agitato il tutto, messo in frigo, emulsionato in un bicchierino di plastica poi messo in microonde fino ad ottenere questa sorta di spugna morbidissima e saporita che si scioglie in bocca. Ultimo elemento, di decorazione, polvere di foglia di bietola essiccata a spolverare leggermente. Anche questo un piatto divino, ricco di diverse consistenze ottenute giocando solo con pochi ingredienti.



Grati e disciplinati, tutti assaggiamo e gustiamo i piatti accompagnati dagli ottimi vini delle Cantine Leonardo.
E' adesso il turno della chef Maria Probst del ristorante LaTenda Rossa a Cerbaia. Tedesca, piccolina, ma con il piglio e il carisma della professionista affermata, Maria prepara la Lepre in dolce e forte. Non rosola la carne perché è asciutta e quasi totalmente priva di grassi, e la cuoce coperta di vino con gli odori finché il vino si riduce della metà, a questo punto la ricopre di acqua e la fa cuocere a lungo. Mezz'ora prima di finire la cottura aggiunge cioccolato fondente, canditi, uvetta sultanina, cannella, ginepro e fa restringere la salsa finché diventa quasi uno sciroppo. La lepre viene servita su una fetta di sedano rapa fritto in pastella e cosparso di semi di sesamo (prima di friggere) e accompagnata da cipolline borettane in agrodolce e curcuma. Il piatto viene infine decorato con dadolata di pane saltati in padella con pinoli tritati e piccoli rametti di salvia ananas. Una sinfonia di sapori.




Prosegue Emanuele Vallini, ristorante La Carabaccia di Bibbona, che ci propone il suo Rocher di fegato magro, ottenuto "cuocendo" il fegato di manzo per dodici ore sotto sale grosso aromatizzato con scorza di limone grattugiato e finocchietto selvatico, poi cotto a vapore stretto in cilindri nella pellicola, successivamente frullato e ridotto in piccole palline con un porzionatore, avvolte poi nella granella tostata di nocciole: prelibato e scicchissimo, si apprezza ancor di più se accompagnato dalla sua composta di cipolle rosse di Certaldo.



E' infine il turno di Antonio Badalamenti, giovanissima (23 anni) promessa dell'arte culinaria, che si autodefinisce "battitore libero", in quanto per ora preferisce spaziare e fare esperienze in giro per il mondo, com'è giusto che sia, pur avendo già al suo attivo collaborazioni con i più grandi chef stellati. Finiamo in bellezza con il suo risotto Acquerello di trippa e cannellini.



 Il pomeriggio si è protratto in realtà fino alle 21,30, ma sarei rimasta e molto volentieri per vedere, odorare, assaggiare e commentare ancora e ancora. 



martedì 25 novembre 2014

I miei muffins dell'amicizia con Aristotele e Cicerone





Ah! L'amicizia! "Croce e delizia"! Anche in quest'occasione l'MTC mi ha portato a riflettere su un argomento, o meglio, su un sentimento, che ho sempre messo al primo posto nella mia vita, ma che in realtà non sono mai riuscita a vivere bene fino in fondo. Poiché sono molto pigra, il più delle volte è successo che mi sono lasciata trasportare, e mi sono legata agli altri o per inerzia, o per le circostanze, se non addirittura per certi obblighi. Non sono una gran chiacchierona, così ho avuto sempre amiche logorroiche, quasi autistiche, che non si chetavano mai; non sono un'organizzatrice, così ho lasciato che altri organizzassero e pianificassero il mio tempo libero, ho nascosto le mie idee perché non erano opportune e…sono stata molto male. Tanto male che, all'improvviso, per qualche ostacolo anche di poco conto, con totale incoscienza, varie volte ho sfasciato l'amicizia di punto in bianco, nel bel mezzo del cammino. Per fortuna mi sono venuti in aiuto i Libri VIII e IX dell'Etica Nicomachea di Aristotele che trattano proprio il tema dell'amicizia, di cui riporto un estratto: così come ogni buona lettura, i classici greci mi hanno sempre confortato e soprattutto non mi hanno fatto sentire sola, o strana, o inadeguata, perché i difetti e le mancanze umane in essi sono affrontati con un'analisi che non è mai spietata, (dal momento che persino gli Dei si comportano come i mortali), e tutto viene ricompreso e inserito nell'accadere naturale degli eventi.
Dedico quindi i  miei muffins, e scusatemi, ad Aristotele, perché per tutta la vita questo brano mi ha seguita, di pari passo con l'eterno dilemma se fossi io inadatta agli amici che ho avuto (molti, diversi e nelle diverse età) o se fossero loro inadatti ad essere considerati amici nel senso che auspica Aristotele.

"Dunque, coloro che amano a causa dell’utile, amano a causa di ciò che è bene per loro, e quelli che amano per il piacere lo fanno per ciò che è piacevole per loro, e non in quanto l’amato è quello che è, ma in quanto è utile o piacevole. Per conseguenza, queste amicizie sono accidentali: infatti, non è in quanto è quello che è, che l’amato è amato, ma in quanto procura un bene o un piacere. Per conseguenza, le amicizie di tale natura si dissolvono facilmente, perché gli amici non rimangono uguali a se stessi: se, infatti, uno non è più utile o piacevole, l’altro cessa di amarlo. E l’utile non è costante, ma è diverso di volta in volta. Quindi, svanito il motivo per cui erano amici, si dissolve anche l’amicizia, dal momento che l’amicizia sussiste in relazione a quei fini. L’amicizia perfetta, invece, è l’amicizia degli uomini buoni e simili per virtù: costoro, infatti, vogliono il bene l’uno dell’altro, in modo simile, in quanto sono buoni, ed essi sono buoni per se stessi. Coloro che vogliono il bene degli amici per loro stessi sono i più grandi amici; infatti, provano questo sentimento per quello che gli amici sono per se stessi, e non accidentalmente. Orbene, l’amicizia di costoro perdura finché essi sono buoni, e, d’altra parte, la virtù è qualcosa di permanente. E ciascuno è buono sia in senso assoluto sia in relazione al suo amico, giacché i buoni sono sia buoni in senso assoluto sia utili gli uni agli altri. E come sono buoni, sono anche piacevoli, giacché i buoni sono piacevoli sia in senso assoluto sia gli uni in relazione agli altri: infatti, per ciascuno sono fonte di piacere le azioni conformi alla sua natura e quelle dello stesso tipo, e le azioni dei buoni sono appunto identiche o simili. E una tale amicizia, naturalmente, è permanente, giacché congiunge in sé tutte le qualità che gli amici devono possedere. […] Ma è naturale che simili amicizie siano rare, giacché pochi sono gli uomini di tale natura. Inoltre, richiede tempo e consuetudine di vita comune: secondo il proverbio, infatti, non è possibile conoscersi reciprocamente finché non si è consumata insieme la quantità di sale di cui parla appunto il proverbio. Per conseguenza, non è possibile accogliersi come amici, né essere amici, prima che ciascuno si sia manifestato all’altro degno di essere amato e prima che ciascuno abbia ottenuto la confidenza dell’altro. E coloro che si scambiano rapidamente l’un l’altro i segni dell’amicizia, vogliono, sì, essere amici, ma non lo sono, se non sono anche degni di essere amati e se non lo sanno: infatti, la volontà di amicizia sorge rapidamente, ma non l’amicizia."

Se lo stile e l'approccio quasi scientifico dello Stagirita vi risultasse un po' pesantino, potete leggere gli stessi concetti nel breve brano che riporto qui sotto, tratto dal "De Amicitia" di Marco Tullio Cicerone, scritto nel suo consueto stile fluente e molto accattivante. Con questo intendo dire: avevano già detto tutto i Greci, i Latini hanno in buona sostanza "emulato" , e su questo non sento storie, ovvìa!  (a parte le polemiche, se avete voglia, leggete tutto il trattato di Cicerone, è meraviglioso):

"Se alcuni pensano che l'amicizia derivi dalla debolezza e dalla necessità di cercare qualcuno in grado di procurarci quel che ci manca, è perché attribuiscono all'amicizia, se così posso esprimermi, un'origine davvero bassa e ignobile, volendola figlia del bisogno e dell'indigenza. Se così fosse, quanto più uno si sentisse insicuro, tanto più sarebbe adatto all'amicizia. Ma la verità è un'altra! Infatti quanto più uno ha fiducia in sé, quanto più è armato di virtù e di saggezza, in modo da non avere bisogno di nessuno e da considerare ogni suo bene un fatto interiore, tanto più eccelle nel cercare e nel coltivare le amicizie. Cosa? L'Africano aveva bisogno di me? Figuriamoci! E nemmeno io avevo bisogno di lui! Ma gli ho voluto bene perché ammiravo molto il suo valore, e lui, a sua volta, perché aveva una certa considerazione della mia persona. La confidenza accrebbe il nostro affetto. È vero, ne conseguirono molti e grandi vantaggi, ma la speranza di ottenerli non fu il presupposto del nostro attaccamento. Come siamo generosi e liberali non per riscuotere una ricompensa - non diamo i nostri benefici a usura, ma per natura siamo propensi alla generosità -, così dobbiamo credere che si debba ricercare l'amicizia non nella speranza di un contraccambio, ma nella convinzione che il suo intero guadagno consista unicamente nell'amore. […] Ecco perché, e non bisogna stancarsi di ripeterlo, prima devi giudicare, poi voler bene, e non il contrario."

E allora a questo punto io mi chiedevo: ma perché non mi trovo bene con i miei amici? Forse perché non sono una persona "virtuosa"? Non valgo abbastanza? Non sono buona?, ecc. ecc. Finché, qualche anno fa, ho cominciato finalmente, alla veneranda età di quasi cinquant'anni, a curare me stessa, i miei dubbi e le mie paturnie, coltivando il mio interesse di sempre, la cucina. Ho iniziato guardando i vari blog, e vedevo che tante persone in quella sede vivevano la vita che volevano per quel che potevano, si esprimevano con libertà e sincerità, davano vita alle loro idee, si conoscevano, si confrontavano e facevano "amicizia". Aristotele aveva ragione. Ho iniziato a partecipare al Forum di un bel blog, dapprima timidamente. Era molto bello e divertente, aspettavo a gloria la sera dopo cena per accendere il pc e chiacchierare con gli altri, le serate erano diventate molto piacevoli, quando un giorno, non ricordo più chi lo propose (ahimé) decidemmo finalmente di ritrovarci tutti quanti per conoscerci di persona: fu una serata bellissima, ci buttarono letteralmente fuori dalla pizzeria, tante erano le cose che avevamo da dirci. Da quel momento non ci siamo più persi di vista. Abbiamo fatto tante cose insieme. Mi hanno sostenuto tutti sempre, ognuno a modo suo, e condotta fin qui. Non solo. Con due di queste persone (possono partire i violini e il groppo in gola), ho cominciato a essere veramente me stessa e quando sono con loro sono davvero felice. Meglio tardi che mai, si potrebbe dire, o, come preferisco dire io, non è mai troppo tardi ;)
Questi muffins sono dedicati con tutto il cuore ad Aristotele e alle mie due amiche-per-sempre. E anche all'MTC, proprio perché mi ha aperto a nuove amicizie, per ora virtuali e presto, ci conto, anche reali.





MUFFINS DELL'AMICIZIA
(perché ci piacciono a tutte e tre)

Ingredienti:
210 gr. di farina 0
40 gr. di cacao amaro in polvere
140 gr. di zucchero
3 cucchiaini di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale
100 gr. di yogurt intero bianco
60 gr. di latte
1 uovo grande
85 gr. di burro fuso freddo
un numero a piacere di ciliegie sciroppate 
cioccolato a scaglie per decorare
3 cucchiai del loro sciroppo

Per diciotto pirottini

Per questi muffins mi sono fatta ispirare dalle nostre comuni voglie di dolce, perché quando siamo a giro in centro a Firenze tutte e tre insieme, ci fermiamo a trovare la nostra amica Gaia del Dolce Emporio, e lì facciamo danni. Se lei non c'è, salutiamo volentieri il suo simpatico babbo, che ci aggiorna sulle ultime uscite "golose", e noi torniamo sempre a casa con qualcosina di imperdibile. Spesso ci fa anche assaggiare, tipo appunto quei cioccolatini con dentro la ciliegia e il liquore che sono irresistibili: mentre li assaporiamo ci guardiamo negli occhi e diciamo "mmmhhh!!!". Così ho cercato di ritrovare quella sensazione in questi muffins al cioccolato, arricchendoli con le ciliegie sotto liquore, e sono molto soddisfatta del risultato.
Ho seguito le istruzioni dettagliatissime della Francesca Carloni, tranne che per quanto riguarda il procedimento del burro e dello zucchero lavorati insieme, infatti non li avevo mai fatti in quel modo e, terrorizzata di doverli casomai rifare, ho seguito la mia tecnica consolidata di fondere il burro e lasciarlo raffreddare: sono squalificata? Speriamo di no!
Dunque: mettete a fondere il burro nel microonde a bassa temperatura e fatelo raffreddare. Setacciate la farina, il cacao e il lievito tutti in una ciotola, aggiungete lo zucchero e il pizzico di sale e mescolate bene. In un'altra ciotola mettete l'uovo sbattuto, lo yogurt, il latte, il burro fuso freddo e lo sciroppo delle ciliegie. Mescolate bene. Aggiungete il composto liquido a quello delle polveri e mescolate "non più di dieci volte" ;). A questo punto ho riempito i pirottini mettendo sul fondo un po' di composto, un paio di ciliegie e ancora composto, poi li ho messi in frigo, mentre il forno intanto raggiungeva la temperatura di 180°. Ho infornato per 20 minuti. Quando si sono raffreddati li ho spennellati con altro sciroppo e cioccolato a scaglie.



Con questa ricetta partecipo all'MTC n. 43 di novembre 2014.