titolo

Kitchening

lunedì 27 marzo 2017

Empanada gallega per Il Club del 27



E siamo alla seconda! Per questa puntata del Club del 27 il tema è: Timballi, Torte e Pies da tutto il mondo, che sarebbero poi le ricette del tema del mese al tempo della sfida n. 46 dell'MTC. Oggi abbiamo anche una nuova bellissima pagina, andate a visitarla e vi perderete in un'orgia di ricette una più favolosa dell'altra! Il tema di questa sfida è molto intrigante e goloso, tanto che a scorrere la lista delle ricette proposte la salivazione s'impenna. Avrei voluto farne almeno una ventina, ma il tempo è tiranno e come al solito è stato un successo se almeno una sono riuscita a farla. Ma non finisce qui e, pur con i miei tempi, ho intenzione di provarne molte altre. Sono molto contenta, comunque, che la mia scelta sia caduta alla fine su questa Empanada Gallega, ricetta della mia adorata Mai, dal suo blog Il colore della curcuma, perché questa pie suscita delle vere e proprie emozioni di gusto, provatela e sarà un successo assicurato. Chi ha il libro Torte Salate dell' MTC la può trovare a pag. 52. Io l'ho rifatta con una piccola modifica sulla quantità di liquidi usati nell'impasto e sull'uso della paprica, affumicata nel mio caso anziché dolce come da ricetta originale, per il resto ho rispettato dosi e tempi ed il risultato è stato magnifico.

Per uno stampo di cm 34 x 10

Per la sfoglia:
500 g farina
180 ml tra olio e acqua del soffritto di verdure
1 cucchiaino abbondante di paprica affumicata
3 g di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino scarso di sale

Per il ripieno:
2 cipolle medie
1 peperone rosso grande (io 2 di quelli olandesi piccoli e sodi)
3 pomodori (piccadilly)
350 g di tonno sottolio di ottima qualità
150 ml di olio extra vergine di oliva
2 uova sode
sale

Per lucidare:
1 tuorlo

Per il ripieno, sbucciate le cipolle e tagliatele a dadini. Pulite i peperoni togliendo il picciolo e i semi e filamenti interni, tagliatelo a listarelle poi a dadini. Sbucciate i pomodori senza romperli, non devono perdere la loro acqua. Scaldate tutto l'olio in una larga padella senza farlo bollire: fatevi soffriggere prima la cipolla, a fiamma bassissima, per una decina di minuti, poi i peperoni, proseguendo la cottura a fuoco basso finché non si saranno ammorbiditi, aggiungete a questo punto i pomodori, facendoli appassire e rompendoli piano con un mestolo di legno. Infine, unite il tonno, ben sgocciolato dall'olio di conservazione e sminuzzato grossolanamente. Cuocete pochi minuti ancora, poi rovesciate tutto il contenuto della padella in un colino, preferibilmente un cinese, sopra un boccale alto e graduato, e fate raffreddare completamente. Lo scopo è di raccogliere quanto più liquido possibile. A me ne sono venuti circa 180 ml e l'ho usato tutto.
Per l'impasto, setacciate la farina in una ciotola grande e fate la fontana: versate nell'incavo la paprica affumicata, il sale, 180 ml dell'olio e del liquido di cottura delle verdure messe a scolare e il lievito in polvere. Impastate energicamente per una decina di minuti fino ad ottenere una sfoglia elastica e resistente.



Fate una palla e lasciatela lievitare coperta da pellicola per circa un'ora, a temperatura ambiente e al riparo da correnti d'aria.
Trascorso questo tempo, stendete la pasta in due sfoglie sottili. Rivestite con la prima uno stampo leggermente unto e distribuitevi il ripieno in uno strato uniforme. Adagiatevi le mezze uova sode tagliate per lungo. Coprite con la seconda sfoglia, sigillando bene i bordi e ripiegandoli all'insù. Spennellate con il tuorlo diluito con un po' di acqua e infornate a 180° per circa 45 minuti, fino a completa doratura.
Un consiglio spassionato: fatela prima possibile e gustatela, è squisita!!!!



Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Banner di Francesca Carloni 

venerdì 24 marzo 2017

Terrina di coniglio e vitello in lardo di Colonnata e gelatina di moscato


Ed eccomi con la seconda terrina per l'MTC, sfida n. 64. Sul filo di lana, mi rendo conto, ma comunque l'esito della gara con questa mia terrina dell'ultimo minuto non sarà compromesso, i giochi ormai saranno già fatti. Ci son state vere meraviglie in questa sfida, e questa mia semplice terrina alla "Dick of Dog" (permettetemi di dirlo in inglese) non sconvolgerà certo i disegni dei giudici. Per ora di vincere un MTC, nel mio caso, non se ne parla proprio, e se lo dico è perché lo penso veramente: mi rendo conto di non essere all'altezza, non avrei neanche una ricetta pronta, io che sopra ogni cosa amo il pane col pomodoro, io che come massimo della goduria intendo la-schiacciata-all'olio-col-sale-grosso-spalmata-di-Nutella-e-inzuppata-nel-caffellatte-ben-zuccherato. 
Però partecipo lo stesso, perché se è vero che mi stresso, è anche vero che mi diverto tanto e imparo, oh se imparo, a fare cose che per la mia indole non avrei mai provato a fare. E' il caso appunto delle terrine, che mi sono piaciute così tanto che una volta provata la prima, ho preso il via e ne ho fatta subito un'altra, e già una nuova idea mi frulla in testa per una terza terrina, di pesce stavolta. E' un po' come con i figli: per il primo figlio, per il primo bagnetto si compra il fasciatoio con la vasca incorporata, il termometro per l'acqua, il sapone delicato specifico per neonati; per il secondo, si tiene il figliolo col braccio sinistro, col destro s'insapona e si mette direttamente sotto il getto dell'acqua nel pilozzino della lavanderia, e chi s'è visto s'è visto (almeno, io ho fatto esattamente così). Voglio dire, quanto stress per la prima terrina, questa sconosciuta, e quanto entusiasmo invece per la seconda, me la sono proprio goduta! 
Nella seconda terrina, poi, volevo abbattere un altro mio tabù, la gelatina. Dire che la aborrivo è dire poco. Ma proprio per questo ho voluto provare: Giuliana, non ti ringrazierò mai abbastanza!!!

Ingredienti (per una piccola terrina di cm 10 x 7)

75 g di coniglio tritato
75 g di vitello tritato
la polpa di due zampe di coniglio tagliata a dadini
una fetta di pane privata della crosta e ammollata nel latte
1 uovo intero
sale e pepe
6 fette sottili di lardo di Colonnata
2 foglie esterne di porro, scottate in acqua bollente e asciugate bene

Per il contorno

2 porri
una noce di burro
sale e pepe bianco

Per la gelatina

100 ml di Moscato
1 foglio di colla di pesce

Tritare nel mixer tutti gli ingredienti tranne la polpa delle zampe del coniglio, fino ad ottenere un composto morbido. Aggiungere i dadini di coniglio e impastare con le mani. Foderare una terrina con le fettine di lardo (4 sul lato lungo e 2 sul lato corto), in modo che debordino un poco, e adagiarci un primo strato di farcia, appoggiare su questo primo strato la foglia verde del porro tagliata a misura, procedere col secondo strato e adagiare la seconda foglia di porro, quindi finire col terzo strato (mi sono dimenticata di fotografare questi stadi intermedi, ma non c'è nulla di difficile), in questo modo:



Richiudere le fettine di lardo sulla carne, coprendola completamente, e infornare a 190° per circa 50 minuti, fino a raggiungere la temperatura al cuore di 75°.


Scolare i liquidi che si sono formati in cottura, facendo molta attenzione a non bruciarsi, e far raffreddare. Decorare la superficie con fettine sottili di cetriolini sottaceto, un ciuffo verde di finocchio tritato finemente, un gheriglio di noce e chicchi di pepe rosso. 
Per la gelatina: mettere il foglio di colla di pesce in un bicchiere di acqua fredda e farlo ammorbidire bene. In un pentolino, scaldare 100 ml di moscato e aggiungere la colla di pesce ben strizzata dall'acqua dell'ammollo, mescolare finché non si è completamente sciolta e versare nella terrina fino a ricoprire la superficie. (Ne avanzerà un pochina per fare da accompagnamento, tagliata a dadini). Porre la terrina col suo coperchio in frigorifero a raffreddare. 


Servire con i porri tagliati a rondelle sottili e brasati a fuoco bassissimo in una noce di burro, conditi con sale e pepe, e con la gelatina tagliata a dadini.

Partecipo anche con questa mia seconda terrina alla sfida n. 64 dell'MTC, ringrazio infinitamente Giuliana per avermi fatto conoscere questo meraviglioso mondo!



lunedì 20 marzo 2017

Terrina di agnello e menta con frutta secca, labna e chutney di carota e arancia


Per l' MTC n. 64 ci siamo dovuti cimentare nell'esecuzione di una terrina. Per me, ovviamente, la terrina, questa sconosciuta. Mai fatto terrine in vita mia. E altrettanto ovviamente, me ne sono innamorata al punto che mentre scrivo il post ne ho un'altra in forno, e neanche questa sarà l'ultima, sono sicura. Mi sono molto stressata, ma alla fine anche molto divertita. Per fortuna Giuliana, Nostra Signora delle Terrine e dei Paté, ha vinto la sfida precedente, quella sul pollo fritto, col suo zabaione torbato che ha steso tutti e ammazzato la gara, e com'era prevedibile ha giocato in casa lanciando la sfida sulle terrine: fatevi un giro sul blog di Giuliana, La Gallina Vintage, e resterete a bocca aperta per la bellezza dei suoi piatti e dei suoi post. Sono contenta che abbia vinto lei la sfida precedente, primo perché se l'è meritato, secondo perché spiega così bene le sue ricette che mentre si leggono viene voglia di mettersi subito all'opera. 
Per la mia prima terrina mi sono ispirata (di nuovo) a Claudia Roden, e ho fatto anche stavolta una ricetta medio-orientale. Purtroppo non potrò essere precisa sulle dosi perché ho fatto tutto a occhio, lasciandomi ispirare. Dopotutto, non è una ricetta di pasticceria, quindi per l'esecuzione ho tenuto conto soltanto della misura della mia terrina e mi sono regolata di conseguenza.

Ingredienti

Per la terrina
1 melanzana lunga con tutta la sua polpa
olio
uno spicchio d'aglio
100 g circa di carne di agnello
100 g circa di carne di manzo
mezza salsiccia
foglie di menta
una carota a bastoncini
1 cucchiaio di uva sultanina
1 cucchiaio di pinoli
2 cucchiai di labna 
1 uovo
una fetta di pane privata della crosta e ammollata nel latte, poi ben strizzata
cannella in polvere, la punta di un cucchiaino
sale e pepe

Per il chutney
1 carota grattugiata (con grattugia a fori grossi)
1 arancia (il succo e le scorze tagliate a filetti)
1 lime (il succo)
1/2 mela a dadini
qualche goccia di estratto di vaniglia
cannella in polvere, la punta di un cucchiaino
2 cucchiai colmi di zucchero
1 pizzico di sale
qualche cucchiaio d'acqua


(Per fare la labna, basta mettere dello yogurt intero a scolare per una notte in un colino foderato con un tovagliolo, al mattino è pronta, come spiega benissimo la cara Sabrina nel suo blog Les Madeleines di Proust).
Tagliare il cappuccio ad una melanzana lunga. Svuotarla poi con uno scavino e soffriggere la polpa ottenuta in olio con uno spicchio d'aglio. Friggere la melanzana-contenitore e metterla a scolare su un bicchiere capovolto per farle perdere l'olio in eccesso. Friggere anche il suo cappuccio.




Tritare tutti gli ingredienti per la terrina nel mixer e frullare fino ad ottenere un composto liscio. Posizionare la melanzana nella terrina, farcirla con metà del composto ottenuto, mettere la labna spalmandola e facendo una leggera pressione col dorso di un cucchiaio, inserire i bastoncini di carota, quindi riempire la melanzana con l'altra metà della farcia, premendo bene per non lasciare vuoti. 
Preparare un cappuccio per la terrina servendosi di un foglio d'alluminio piegato in quattro e tagliando un angolo per fare un buchetto al centro (il camino per far fuoriuscire il vapore). Infornare a 190° per un'ora circa (la temperatura al cuore dev'essere di 75°). Far freddare la terrina con un peso sopra per tutta la notte. 

Preparare il chutney: in una casseruolina a fondo spesso mettere tutti gli ingredienti e portare ad ebollizione. Abbassare la fiamma e cuocere per circa mezz'ora. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare: durante il raffreddamento il chutney si addenserà. Si può conservare a lungo in frigo in un contenitore di vetro a chiusura ermetica.



Servire la terrina a fette col suo chutney, la cui composizione richiama quella della terrina stessa, con gli aromi di cannella e della vaniglia, ed è un contorno davvero ideale. Come secondo accompagnamento ho scelto gli intramontabili cetriolini sottaceto perché contrastano la nota dolce e ci stanno benissimo!!!


Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 64 dell'MTC










lunedì 27 febbraio 2017

Il mio YELLOW CAKE per "Il Club del 27"





Siamo tutte qui, tutte insieme, appassionatamente, come sempre. Al di là dei "tepossino" e del "chi me lo fa fare", (che pure affiorano alla mente ogni tanto), l'entusiasmo di cucinare insieme, di provare e sperimentare, di imparare e confrontarci, quello non viene mai meno, anzi, va al di là di tutto e supera tutto. L' MTC è soprattutto questo, sempre. La nostra "mamma" spirituale, Alessandra, ha partorito una nuova, bellissima idea:il Club del 27, ossia un gruppo di 56 matte in totale del quale faccio orgogliosamente parte con la mia tessera n. 30 (opera della sempre bravissima Franci), che ogni mese, il giorno 27 appunto, pubblica una nuova ricetta, declinata in tante versioni quanti sono i partecipanti del gruppo. Questo mese, il primo da che è nata l'idea, il tema scelto è quello delle torte a piani, con farce di varia natura all'interno e all'esterno. Siccome non mi ero mai cimentata con questo tipo di torte, perché non amo le farce, ho deciso subito di provare :-) e ovviamente mi sono innamorata di questa farcia al cioccolato. Sarà perché invecchio e invecchiando si diventa sempre più golose?
Comunque, ho scelto di fare lo Yellow Cake perché conosco la ricetta di una buona base, che uso sempre quando faccio il Plumcake e che approfitto per condividere con tutti voi (queste dosi vanno bene anche per uno stampo da cake rettangolare di 24 x 11 cm). Vi esorto a provarla se come me amate i dolci morbidi, umidi e soffici: non l'abbandonerete mai più. Ma veniamo alla preparazione.


Per due torte, da sovrapporre:

200 g di burro ammorbidito
200 g di zucchero semolato
4 uova
250 g di farina 00
vaniglia (un cucchiaino di estratto)
8 g di lievito in polvere per dolci


Nella ciotola della planetaria montate il burro fino ad ottenere una crema molto soffice e montata. Incorporate alla crema di burro lo zucchero, quindi unite un uovo, continuate a montare a bassa velocità per incorporarlo al composto, poi aggiungete un quarto della farina e la vaniglia. Mescolate ancora quindi incorporate il secondo uovo e ancora un quarto della farina, mescolate alla perfezione, unite il terzo uovo e un quarto della farina, infine l'ultimo uovo e la restante farina, sempre mescolando. Dividete l'impasto ottenuto, che deve essere liscio, setoso e ben sostenuto come una crema al burro, in due teglie di 18 cm di diametro. Cuocete in forno scaldato precedentemente a 180°, per circa 35 minuti. Fate intiepidire le torte negli stampi, appoggiati su una griglia, poi capovolgetele e mettetele a raffreddare completamente, sempre sulla griglia.  


Per il frosting:

140 g di burro ammorbidito
200 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia
400 g di zucchero a velo
1 pizzico di sale fino

120 g di cioccolato fondente




Sciogliete il cioccolato a bagnomaria e tenete da parte. Nella ciotola della planetaria montate il burro ammorbidito per circa due minuti, poi aggiungete lo zucchero a velo continuando a montare. Nel frattempo, lavorate in una ciotola a parte il Philadelphia per ammorbidirlo e sciogliere eventuali grumi, poi unitelo alla crema al burro nella planetaria e mescolate fino ad amalgamare perfettamente il composto. Aggiungete infine il cioccolato raffreddato e mescolate per incorporarlo. Appoggiate la prima torta, capovolta, su un'alzata che la contenga di misura, e spalmate uno strato di farcia sulla superficie. Appoggiateci sopra la seconda torta, sempre capovolta (la superficie da spalmare è più uniforme) e spalmate la farcia sopra e tutt'intorno. 


Io poi ho decorato la superficie con dei chicchi di ribes rosso, ma solo perché non ho idee e non sono brava nelle decorazioni: voi ovviamente potete sbizzarrirvi come volete!

La torta è ottima e golosa, e io sono davvero orgogliosa di aver partecipato a quella che stavolta non è una sfida, ma solo un bellissimo progetto di condivisione e allegria, in cui si impara anche tantissimo, come sempre!



venerdì 17 febbraio 2017

Pollo fritto medio-orientale



Silvia Zanetti, col suo nuovissimo blog Officina Golosa, ha vinto la sfida n. 62 dell’MTC, quella sui macaron, sfida difficilissima secondo me e infatti io l’ho addirittura bypassata sfruttando subito a inizio anno una delle due possibili “giustificazioni”. Anche perché, diciamola tutta, io non amo i macarons, e penso di poterlo dire perché ho assaggiato quelli di Pierre Hermé, che a detta di tutti sono i migliori. Non mi sono piaciuti per niente, non è proprio il genere di dolci che amo. I macarons di Silvia però erano davvero stupendi, un'opera d'arte, quindi la sua vittoria è stata meritatissima. Per fortuna fra poco aprirà il suo blog, è questione di momenti, così potremo apprezzarla in tutta la sua bravura, culinaria e fotografica, ed era ora!
Per la sfida n. 63, Silvia ha scelto come tema il pollo fritto american way e se dapprima tiri un sospiro di sollievo, tempo due ore (lettura regole della sfida, commenti e articoli di corredo) inizi a sentirti male. Sì perché qui all’MTC niente è semplice e scontato, l'MTC, croce e delizia, è un insieme di esperti gourmet, cuochi, medici, nutrizionisti, food designer, architetti del cibo, cucinieri compulsivi, spacciatori di spezie e caccavelle, e quindi ecco subito un fiorire di consigli (leggi: diktat) su come scegliere il pollo, dividerlo in pezzi (solo pezzi interi, e giù un fiorire di enormi cosce e sovracosce, io abituata a cuocere pezzetti piccoli e disossati), lavarlo (no!!!), marinarlo, infarinarlo, impanarlo, su come scegliere l’olio di frittura (olio? giammaiiii), con cosa accompagnarlo a seconda della marinatura e mille altre cose da imparare a memoria. Si arriva al punto che quando ti trovi a iniziare la ricetta, che comunque signori miei è un pollo fritto, un pollo fritto, Dio mio!, vieni presa da un tremito inaspettato con, in aggiunta,  “salivazione azzerata e mani due spugne”. E hai voglia a dirti: in fin dei conti è solo un pollo fritto! Sì, ma è per l’MTC!!!
Comunque non volevo saltare anche questa sfida perché il pollo fritto l’ho sempre fatto e mi è sempre venuto buono, però… eh-eh, c’è un però: non l’avevo mai fatto secondo le regole mtcine. E devo aver sbagliato qualcosa nell’esecuzione perché il mio pollo fritto è venuto proprio un nulla di che. Cominciamo dall’inizio.
Secondo le regole stabilite da Silvia, decido di fare la marinatura nel latticello (mai avevo marinato il pollo prima di friggerlo) e l’impanatura con farina bianca-uovo-pangrattato per il pollo classico, mentre per il pollo creativo decido di pensare a una marinatura e ad un’infarinatura particolari. E siccome proprio in questi giorni ho comprato un libro di cucina di Claudia Roden, intitolato La Cucina del Medio Oriente e del Nord Africa, (ho scoperto l’acqua calda, lo so), che mi sta intrigando tantissimo, ho pensato di fare un pollo fritto con le spezie e le marinature del medio-oriente. Perciò la sera prima ho massaggiato le cosce di pollo con un misto di Chicken Masala regalatomi dalla mia amatissima Lady di Singapore (<3) e la paprika che uso per fare il pollo alla Berberé, regalatami anch’essa da una signora eritrea  e le ho messe a marinare nella panna acida fatta in casa, a cui ho aggiunto erba cipollina e cipolla in fiocchi. 



Speravo in questo modo di dare un sapore piccante e speziato al mio pollo, ma ho miseramente fallito perché le spezie non si sentivano quasi per niente. Senza contare che, venuto il momento di friggere il pollo, dopo averlo asciugato dalla marinatura, l’ho infarinato con farina mescolata alle stesse spezie della marinatura, pensando così di “fissare” ancor di più il sapore orientale. Ma, come dicevo, non ho ottenuto il risultato che speravo. 


Una cosa allora l’ho capita: il gusto al pollo fritto non glielo dà tanto la marinatura (che forse serve solo a renderlo morbido), quanto il grasso in cui viene fritto. Correggetemi se sbaglio eh! Di solito io friggo il pollo con olio di oliva di Greve in Chianti dell’anno precedente. Ora, negli articoli a corredo della ricetta della sfida, leggo un interessantissimo articolo del Dott. Michael Meyers,  mtcino pure lui, in cui si elencano i grassi nei quali per salvaguardare la salute sarebbe meglio NON friggere alcunché, ed uno di questi è proprio l’olio di oliva! (che andrebbe consumato solo crudo). Molto meglio, come riferisce il Dott. Meyers, friggere in un grasso animale o, meglio ancora, in un buon olio di cocco, che se è buono davvero, non lascia alcun sentore. Ecco, devo dire che, pur con tutte le migliori intenzioni, non ce l’ho fatta (avevo paura di rovinare tutto), e mi sono buttata su un olio di germe di mais biologico. 

Non mi sono trovata affatto male: anche dopo 25 minuti di frittura l’olio non si è annerito, (ovviamente trascorso questo tempo l'ho cambiato, anche perché cambiavo il tipo di pollo da friggere), non ha cambiato colore né puzzava terribilmente, infatti non ho dovuto friggere “in garage con la tuta dei RIS di Parma” (Federica! <3), insomma, direi che sarebbe stata un’ottima frittura, se non fosse per il fatto che non ha lasciato alla carne nessun gusto! Insomma, il pollo si è fritto bene, ma era un po’ insipido. Anche un'altra cosa credo di aver capito: che gli americani, per far venire la coscia di pollo dorata fuori e perfettamente cotta all'interno, sicuramente la cuociono in due volte (non so se prima la lessano o cosa), sennò in una lunga cottura l'olio si brucerebbe e la carne pure. A me non è successo, ma perché io sono brava, ahahahahah! Ho fritto ad una temperatura non troppo alta (l'olio non ha mai "fumato"), ma abbastanza a lungo e girando spesso i pezzi di carne, e il risultato "tecnico" è stato buono assai!






Ma veniamo alla ricetta.

Per la marinatura classica nel latticello (come spiegato da Silvia):
250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato

In una ciotola versate lo yogurt e il latte e stemperateli, infine aggiungete il limone. Lasciate a temperatura ambiente per 15 minuti circa e poi versatelo sulla carne, coprite con pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte (io tutta la notte).

Per la marinatura medio-orientale:
200 ml panna fresca
il succo filtrato di mezzo limone 
erba cipollina disidratata
cipolla in fiocchi
paprika
chicken masala

Preparate la panna acida aggiungendo alla panna fresca il succo di limone, mescolate e vedrete che in poco tempo la panna si addenserà, ci vorrà neanche mezz'ora. Aggiungete l'erba cipollina e la cipolla in fiocchi. Massaggiate i pezzi di pollo col misto di spezie e ricopriteli con la panna acida preparata in precedenza, coprite con pellicola e lasciate riposare in frigo tutta la notte.

Per la frittura classica con impanatura:
farina 0 qb
1 uovo
pangrattato
olio di germe di mais biologico

La mattina dopo, sgocciolate i pezzi di pollo dalla marinata per almeno mezz'ora e successivamente asciugateli con carta da cucina. Quando è il momento di friggere, ponete l'olio a scaldare a fiamma media. Passate prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato i pezzi di pollo e, quando l'olio è arrivato a temperatura, immergete delicatamente i pezzi e iniziate la cottura. Trattandosi di pezzi interi, dovrete aver cura di non tenere la fiamma troppo alta e di girarli spesso, in questo modo l'olio non si brucerà e il colore del pollo sarà perfetto. Saranno necessari circa 15 minuti di cottura per le sovracosce.
Salate i pezzi di pollo solamente a fine frittura.

Per la frittura creativa:
farina 0 
chicken masala
paprika
olio di germe di mais biologico

La mattina dopo, sgocciolate i pezzi di pollo dalla marinata per almeno mezz'ora e successivamente asciugateli con carta da cucina. Quando è il momento di friggere, ponete l'olio a scaldare a fiamma media. Prendete un sacchetto di plastica e mescolateci dentro la farina e le spezie, mettete nel sacchetto una coscia per volta e agitate il sacchetto in modo che tutto il pezzo sia ben avvolto dalla farina. Ponete nell'olio caldo i pezzi infarinati, a fiamma moderata e rigirandoli spesso. Fate molta attenzione perché, essendo pezzi grossi, ci vorranno almeno venti minuti di cottura.

Questo è il pollo classico dopo la cottura:


 Questo è il pollo creativo, o meglio, quello che ne resta. Era una coscia:


Come salsina di accompagnamento, ho scelto di mescolare semplicemente dello yogurt con della senape in grani e un cucchiaino di miele, aggiungendo delle foglioline di menta fresca tritata, e devo dire che mi è piaciuta molto. Per contorno, ho fatto i meravigliosi pickles di Federica e li ho posizionati intorno al pollo nel piatto di servizio. 



Con questa ricetta, e con tutti i miei dubbi, partecipo alla sfida n. 63 dell'MTC.




martedì 7 febbraio 2017

Filetto di aringa con patate e barbabietole


Ricetta orfana  numero 4, questa un po' rivisitata solo nella mise en place, nel senso che l'aringa non l'ho messa nell' insalata perché mi sembrava troppo bella così. Nell'insalata ci ho messo invece tutti gli altri ingredienti: le barbabietole, le patate, la senape, la creme fraiche (in realtà yogurt greco 0%), il cipollotto fresco (essenziale) e il succo delle barbabietole.
Anche questa ricetta, deliziosa (chevvelodicoaffà): brava Alessandra! E' venuto fuori un piatto completo e davvero gustoso! Ho messo le dosi per una persona (abbondante ;-)

Ingredienti

1 filetto di aringa affumicata
1 spicchio di mela
1 barbabietola cotta
1 patata tagliata a dadini 
1 cucchiaio di yogurt greco 0%
1 cucchiaino di senape forte
1 cucchiaino di senape dolce
1 cucchiaio di aceto di vino
1 cetriolino sottaceto tagliato a dadini
1 cucchiaino di zucchero
1 spicchio di mela rossa

Sbollentate i dadini di patate per cinque minuti in acqua bollente salata e scolateli su carta assorbente. Tagliate a dadini anche la barbabietola cotta, conservandone il succo. In una ciotola mettete il succo della barbabietola, la senape, lo yogurt, l'aceto, lo zucchero e mescolate bene fino ad avere un'emulsione molto cremosa e di un bel colore rosa, con cui condirete i dadini di patate e barbabietola. Riducete a rondelle il cipollotto e unite anch'esso all'insalata, sempre mescolando. Affettate  lo spicchio di mela a fettine sottilissime. Servite il filetto di aringa con l'insalata cremosa da un lato e la mela affettata dall'altro.

lunedì 6 febbraio 2017

Insalata di arance, cipolle e olive nere


Altra ricetta orfana da adottare assolutamente! E' molto semplice, ma è un capolavoro: è leggera, ma saporita, è rinfrescante, ma nutriente al tempo stesso. In più, è veloce a farsi, ma dà grande soddisfazione. Bisogna considerare il tempo di "ammollo" delle cipolle, è vero, ma per stomaci duri magari questo passaggio si può saltare :P, oppure si possono mettere dei cipollotti di Tropea il cui gusto non ha bisogno di essere attenuato. Anche questa ricetta è stata salvata da Alessandra, che l'ha ritagliata da un vecchio Sale&Pepe. Io ho cambiato solo il tipo di insalata, perché non ho trovato l'indivia riccia.

Ingredienti

1 cipolla rossa
insalata gentile
olive nere
arance rosse
olio extra vergine di oliva
sale e pepe

Tagliate a rondelle una cipolla rossa, mettetele in una ciotola, copritele di acqua fredda e lasciatele riposare per una mezz'ora, per attenuarne il gusto. Sbucciate al vivo due arance e ricavatene gli spicchi, eliminando anche la pellicina che li avvolge. Conservate in una tazza il succo che cola ed emulsionatelo con 2-3 cucchiai di olio extra vergine di oliva e un pizzico di sale e pepe. Riunite in un'insalatiera le rondelle di cipolla scolate, gli spicchi di arancia, una manciata di olive nere snocciolate, qualche foglia di indivia riccia (io insalata gentile) e condite con la salsina preparata.