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Kitchening

giovedì 27 aprile 2017

Il mio "Arroz con leche" per il Club del 27



Questo mese, anche se in extremis, anche se con una ricetta veloce e poco impegnativa di risolatte, voglio ugualmente partecipare all'appuntamento del mese del Club del 27 in cui si replicano le ricette del tema del mese della sfida MTC n. 41 (quella sul riso), perché anche a questo giro ho imparato una cosa bella e voglio condividerla con voi: ho imparato che mettendo in ammollo il riso nel latte per qualche ora, questo in cottura perde la sua anima dura senza perdere però la cremosità, senza diventare cioè un mappazzone duro e colloso. Forse proprio perché, reso già morbido dal bagno nel latte, ha bisogno di un minor tempo di cottura. Non avevo mai provato prima ad ammollare il riso, l'avevo sempre o cotto direttamente nel latte (ma il riso si compattava troppo rimanendo duro all'interno) o sbollentato qualche minuto in acqua e poi cotto nel latte (ma allora non legava bene e non diventava cremoso). Invece con questo piccolo accorgimento ho risolto ed ho finalmente ottenuto un riso cotto e cremoso al punto giusto, evvai! Un altro piccolo segreto da mettere in saccoccia e da condividere! 
La ricetta di questo Arroz con leche, un dolce semplice di origine argentina, è quella di Simonetta Nepi, la nostra amica "senza glutine", ed io l'ho eseguita cambiando qualcosina, ma riuscendo ad ottenere proprio quello che volevo: un dolce non troppo dolce né troppo pesante (ci si sente quindi anche meno in colpa a farne una scorpacciata), un cosy-cake familiare, adatto anche ai bambini, da gustare tiepido, magari avvolti in un bel plaid davanti alla tv o immersi nella lettura di un bel libro. La modifica che ho fatto, a parte ridurre le dosi, è stata quella di mettere a bagno il riso non nel latte da solo, ma in una miscela di latte e panna, per avere un dolce ancora più morbido.
Ecco la ricetta, quella di Simonetta, con i miei cambiamenti tra le parentesi:

1 litro e mezzo di latte (io 600 ml di latte e 400 di panna fresca)
150 g di riso Roma (io 100g)
200 g di zucchero (io 100 g)
essenza di vaniglia o una piccola buccia di limone (io tutte e due)
cannella in polvere
(io ho aggiunto anche un pizzico di sale)

Mettete il riso a bagno nel latte e panna per due ore. Fatelo cuocere col limone, la vaniglia e un pizzico di sale, a fuoco dolcissimo, per almeno 35-40 minuti, mescolando sempre sennò si attacca. Una volta cotto, aggiungete lo zucchero e fate cuocere ancora qualche minuto. Deve risultare denso e cremoso al tempo stesso. Togliete la scorza del limone, fatelo intiepidire e servitelo in coppette, spolverato di cannella, oppure con della composta di frutta, o con una granella di nocciole, oppure con l'uvetta ammollata nel marsala, oppure... con quello che più vi fa gola!

E ora ammirate il banner creato per il tema del mese di aprile del Club del 27 dall'insuperabile catalana del mio cuore Mai Esteve

L'immagine può contenere: 2 persone

domenica 23 aprile 2017

Sartù con scarola, acciughe e mozzarella per MTC n. 65




Per la sfida n. 65 dell'MTC la vincitrice della sfida sulle terrine, Mademoiselle Marina, ha lanciato a sua volta il tema del Sartù napoletano, spiegando bene nel suo post la storia e le origini di questo gran piatto. Che a prima vista potrebbe sembrare difficile per quanto riguarda l'esecuzione, in realtà (e lo dico dopo averlo fatto) la difficoltà sta più nell'accostamento degli ingredienti, che sono molti e che, come in un concerto, devono tendere ad un'armonia e ad un equilibrio che non sono proprio facili da raggiungere. Io volevo fare un sartù leggero, quasi dietetico, sia perché non amo molto il riso in sé (tranne nei dolci), sia perché lo amo ancor meno se condito col pomodoro o col ragù, quindi il mio sartù me lo sono immaginato "in bianco" fin da subito. Volevo che fosse comunque un piatto "napoletano", così mi sono inventata questo sartù delicato allo zafferano con ripieno di scarola, acciughe e mozzarella, uvette e pinoli (e qui Napoli c'è) e polpettine di lesso al limone. Molto buono e aromatico, non tanto saporito nonostante le acciughe, ma il profumo del limone, dello zafferano e della noce moscata nella besciamella gli hanno conferito un gusto davvero gradevole. 

Ingredienti

per il riso:
450 g di riso Roma
un cucchiaino di zafferano in polvere
acqua
sale
3 uova intere
2 cucchiai di parmigiano grattugiato

per la besciamella
20 g di burro
20 g di farina
250 g di latte intero
sale
noce moscata
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato

per il ripieno
250 g di lesso avanzato (col quale ho preparato le polpettine; ne sono venute troppe, quindi le ho riciclate ripassandole nel pomodoro e ci ho fatto un sugo per la pasta)
1 uovo intero
1 fetta di pane privata della crosta e ammollata nel latte
la scorza grattugiata di un limone
sale e pepe

300 g di scarola
1 spicchio d'aglio
3 filetti di acciughe sottolio
1 cucchiaio di pinoli tostati
1 cucchiaio di uvette ammollate in acqua calda e strizzate
3 piccole mozzarelle Granarolo tagliate a fette e messe a scolare tre ore prima in un colino cinese 

burro e pangrattato per lo stampo (tronco-conico, 18 cm di diametro)

E' un piatto molto rilassante nella sua composizione: ogni passaggio può essere fatto con calma, e mentre si fa uno step, c'è poi il tempo di riposo in cui si può rimettere tutto a posto prima di passare allo step successivo, elemento che considero fondamentale nella preparazione di un piatto. Anche per questo, grazie Marina! :-* 

Per prima cosa, ho preparato le polpettine: ho tritato la carne nel mixer insieme all'uovo, al parmigiano, sale e pepe, ho fatto delle piccole palline e le ho passate nel pangrattato, poi le ho fritte in olio profondo. Le ho fatte raffreddare. Ho lessato il riso per 10 minuti in acqua bollente salata aromatizzata con lo zafferano, l'ho scolato e messo in una zuppiera, l'ho fatto raffreddare. Nel frattempo, ho fatto dorare in una padella con l'olio due spicchi d'aglio, ho aggiunto fuori dal fuoco le acciughe e le ho fatte sciogliere schiacciandole con un mestolo, ho aggiunto la scarola tagliata a listarelle sottili e l'ho fatta appassire e ritirare tutta la sua acqua, per ultimo ho aggiunto pinoli e uvette e ho fatto insaporire. Ho messo da parte e ho fatto raffreddare. 
Ho imburrato generosamente (con le mani, vero Marina?) lo stampo da sartù, e l'ho cosparso di pangrattato uniformemente


poi ho messo un po' di riso sul fondo, aiutandomi col dorso di un cucchiaio l'ho spalmato per bene e l'ho fatto risalire sui bordi. Ho cominciato a mettere il primo strato di ripieno




ho messo uno strato di fette di mozzarella


e ho richiuso con uno strato di riso. Ho fatto un altro strato di ripieno, un altro di mozzarella e ho finito con il riso. Ho cosparso il riso con poco pangrattato e con fiocchetti di burro.


Ho infornato a 180° per 40 minuti. Nel frattempo, ho preparato una besciamella un po' lenta (doveva fare da salsa): ho messo in un bollitore per il latte 20 g di burro, l'ho fatto fondere, ho aggiunto 20 g di farina e ho cotto il roux per pochi minuti. Ho aggiunto 250 g di latte FREDDO DI FRIGO e ho mescolato continuamente per dieci minuti: besciamella perfetta e senza neanche un grumetto. Ho salato, ho aggiunto una grattata di noce moscata e un cucchiaio di parmigiano grattugiato.
Trascorsi 40 minuti, il sartù cominciava a staccarsi dalle pareti dello stampo, ho spento il forno e l'ho lasciato dentro un quarto d'ora a sportello aperto a raffreddare. Poi l'ho sformato su un piatto, ho aspettato ancora dieci minuti e ho provato, con tanta paura, a tagliare la prima fetta. Non mi è venuto in mente di fare un video, ma è stato uno spettacolo bellissimo: la mozzarella filava che era una bellezza, proprio l'effetto che volevo ottenere!



Mi è piaciuta molto questa ricetta, e ringrazio ancora Marina per avermi insegnato un piatto scenografico, veramente da porca figura (chi non è sempre alla disperata ricerca di piatti da porca figura scagli la prima pietra), col quale partecipo alla sfida n. 65 dell'MTC





martedì 18 aprile 2017

Il pollo alla cacciatora per la Giornata Nazionale del Calendario del Cibo Italiano



Sono quasi emozionata a scrivere questa ricetta, mi tremano le mani. E' una ricetta semplice, all'apparenza, in realtà è una delle preparazioni più difficili da eseguire. Il rischio è quello, come diceva il grande Eduardo De Filippo, di fare della banalissima "carne c'a pummarola" anziché di raggiungere quel risultato unico che non sa né di pollo, né di pomodoro, né di cipolla, ma fonde tutti questi sapori insieme in quel qualcosa di unico e ineffabile che è appunto il Pollo alla Cacciatora. Un piatto irresistibile, per il quale, se ben fatto, ogni ospite vi incoronerà come Re e Regine della Cucina e dell'Ospitalità. E' un piatto che riesce bene a poche persone della mia generazione, a pochissime tra le più giovani, che solo le  nostre mamme e nonne sapevano eseguire alla perfezione. Per imparare a farlo come si deve, l'ho cucinato seguendo le istruzioni della mia mamma, e ora mi sento come se fossi depositaria di un tesoro. Perdonate l'enfasi, ma è così. Ah, ci vorranno come minimo due ore e mezzo, siete avvertiti.
Condivido questa ottima ricetta nella giornata nazionale del pollo alla cacciatora nel Calendario del Cibo Italiano.

Ingredienti:

1 pollo buono, meglio se ruspante, a pezzi 
una carota, una costola di sedano media, mezza cipolla media, uno spicchio d'aglio
olio extra vergine di oliva
vino bianco
sale e pepe
passata di pomodoro (io Mutti)




Tritate tutti gli odori e soffriggeteli piano piano in una capace pentola (io uso quelle in pietra, sono fenomenali) finché non sono appassiti e hanno preso un bel color rame. Ci vorrà mezz'ora come minimo.



Qui sta il segreto. Il profumo del soffritto è l'indicatore: non si deve più sentire l'acre della cipolla, ma questa deve virare al dolce e profumare quasi di funghi anche se i funghi non ci sono. A questo punto è pronto. Ora aggiungete i pezzi di pollo, precedentemente fiammeggiati per togliere eventuali piumette rimaste, poi lavati e asciugati. Date una girata di pepe e cominciate a rosolarli bene, piano piano, a fuoco basso, rigirandoli spesso. Ci vuole una pazienza infinita e molta cura. Non si devono attaccare, ma solo colorire bene. All'inizio rilasceranno un po' d'acqua, pian piano la ritireranno e si coloriranno.


I pezzi di pollo si ritireranno un pochino, è normale. A questo punto aggiungete il vino bianco, quanto basta a ricoprire un po' meno di metà i pezzi di pollo. Fate evaporare rigirandoli spesso. Fuoco sempre basso. Fin qui, il coperchio non si usa. 
Aggiungete metà flacone piccolo di passata Mutti, salate e aggiungete acqua calda quanto basta per coprire per metà i pezzi di pollo. 



A questo punto mettete il coperchio e cuocete a fiamma bassa finché il sugo non è bello ritirato e il profumo è quello giusto, del vero Pollo alla Cacciatora. 



Servite e godete!

Con questa ricetta partecipo orgogliosamente alla Giornata Nazionale del Pollo alla Cacciatora nel Calendario del Cibo Italiano.

sabato 15 aprile 2017

La Pastiera di Totò per il Calendario del Cibo Italiano



Totò mi è sempre stato simpatico. Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui morì, avevo cinque anni e quel giorno mi trovavo nella bottega della lattaia (che tirava su il latte col romaiolo da una specie di pozzetto frigorifero e lo versava nelle bottiglie di vetro che ognuno si portava da casa), quando la signora disse a mia mamma che Totò era morto. Non so perché mi sia rimasto così impresso, forse perché vidi l'espressione di profondo dispiacere di mia madre, forse perché continuarono a parlarne fra loro e a ricordare qualche battuta o scena di suoi film, forse perché quel giorno avranno trasmesso qualcuna delle sue pellicole più famose e le guardammo tutti insieme, fatto sta che ricordo sempre Totò con tenerezza e con allegria. Senza contare che il mio più caro amico, di origini napoletane, è un appassionato di Totò e in effetti gli somiglia anche un poco, ma non lo dico come se volessi fargli una critica, anzi, di Totò ha gli stessi occhi profondi e vispi al tempo stesso e quella simpatia che fa sembrar belli anche quelli che proprio belli non sono. Poi mi sono laureata con un professore di filosofia anche lui napoletano che diceva sempre: ma Totò... è nu' filosofo! Infine ho sposato un ragazzo letteralmente fissato con Totò: mio marito possiede tutta la sua filmografia, e la custodisce religiosamente in un mobile fatto apposta, insieme a libri, magliette, bozzetti, statuine e via dicendo. Per tutti questi motivi, ho scelto di celebrare Totò, nella giornata che il Calendario gli dedica, con la pastiera, che è un dolce pasquale napoletano che amo molto non tanto perché mi faccia impazzire, ma per i bei ricordi che mi fa tornare alla mente.
Si dice che Totò amasse molto mangiare bene, oltre ad amare tutti i piaceri della vita: aveva avuto un'infanzia e un'inizio di carriera molto duri, aveva patito la fame, quella fame che per lui è sempre stata il motore di tutto, la prima pietra di paragone, il primo criterio di giudizio: è la fame che muove il mondo, che dà la forza di agire e tirare fuori il meglio di sé. Senza il morso della fame niente può essere vero secondo il filosofo Totò, può essere solo "quisquilie e pinzillàcchere".
Le ricette di Totò, quelle della cucina di casa, sono state raccolte dalla figlia Liliana De Curtis in un libro che s'intitola "Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà", edito dalla BUR, da cui ho tratto ed eseguito la ricetta della Pastiera, tipico dolce pasquale napoletano. Riporto esattamente di seguito gli ingredienti e il procedimento.

"Ingredienti per quattro persone

Una confezione di pasta frolla, un chilo di ricotta, una scatola di grano cotto per pastiera, dieci uova, otto cucchiai di zucchero, una tazzina d'acqua di fior d'arancio, mezzo bicchiere di latte, una tazzina di zucchero a velo, sale.

In un tegame unite il contenuto del barattolo di grano cotto e il latte e fate cuocere per una ventina di minuti mescolando bene. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. Quindi aggiungete la ricotta, lo zucchero, l'acqua di fior d'arancio, cinque uova intere e cinque tuorli, avendo cura di conservare gli albumi. Unite un pizzico di sale e mescolate in modo che gli elementi si amalgamino tra loro. Montate a neve tre dei cinque albumi e uniteli delicatamente al composto. Imburrate adesso una teglia da forno a cerniera foderandola con la pasta frolla, lasciandone un terzo da parte per la decorazione, e riempitela con l'impasto. Livellate e infine, con quel che resta della pasta frolla, formate delle striscioline che disporrete sul dolce a forma di grata. Infornate a 200 gradi e fate cuocere per quaranta minuti. Lasciate intiepidire la pastiera e spolverizzatela con lo zucchero a velo."

(E così ho fatto, ma tenete presente che con queste quantità di pastiere ne vengono due, e io ho pure usato 800 g di ricotta anziché un chilo.)

Siccome sulla pasta frolla non dava indicazioni, ne ho preparata una senza uova e con lo strutto al posto del burro, che si è rivelata perfetta per una lunga cottura (il burro tende a scurire più velocemente), quindi la riporto di seguito:

Ingredienti per la frolla (per due stampi da 26 cm completi di strisce per decorare):

180 g di strutto
200 g di zucchero Zefiro
480 g di farina 00
70 g di acqua
scorza di arancia e di limone grattugiate
aroma di vaniglia
un pizzico di sale

Mettete nella planetaria lo strutto, lo zucchero e gli aromi e azionate finché  gli ingredienti non siano amalgamati. Versate l'acqua, fate girare ancora brevemente per incorporarla, poi versate tutta la farina, fate girare ancora a bassa velocità per pochi secondi finché non si è formato un composto aggregato, che finirete di impastare velocemente a mano per formare una palla.


Viene un impasto bello, liscio e compatto, che una volta cotto si rivelerà morbido e molto gustoso.




La ricetta diceva di cuocere la pastiera a 200 gradi per 40 minuti: mi sembrava una temperatura troppo alta per la frolla, quindi la prima pastiera (diametro 26 cm) l'ho cotta a 170 per un'ora e dieci, ma avrei dovuto tenerla un po' di più. 



Dopo i due giorni canonici di riposo l'abbiamo assaggiata: il sapore era squisito, ma era un pochino troppo umida. (A parte il fatto che è bastato tagliarne una fetta e lasciare quella restante all'aria, il giorno dopo era perfetta, perché nel frattempo si era asciugata quel tanto che bastava). La seconda pastiera, sempre di 26 cm di diametro, l'ho cotta un'ora e quaranta sempre a 170 gradi e stavolta è venuta perfetta, o almeno credo, perché l'apriremo domani, ahahahahah! Prometto che aggiornerò il post domenica sera stessa con la foto della fetta!

Con questa ricetta partecipo alla Giornata di Totò del Calendario del Cibo Italiano


lunedì 3 aprile 2017

Torta Margherita per il Calendario del Cibo Italiano


Per il Calendario del Cibo Italiano, e per la giornata della margherita, il #mamanonmama day, eccomi con una torta facile e veloce, anzi, più che una torta la chiamerei una pasta base per farciture varie, perché se la si assaggia così "nature" non se ne capisce il motivo, è una pasta asciutta che in bocca sembra marshmellow. Però... però se la si farcisce, che so, con una crema al cioccolato, una crema pasticcera, una chantilly, una marmellata di fragole o lamponi, o di arance come ho fatto io, se la si bagna con dell'alchermes e la si usa per fare la zuppa inglese, ecco che questa torta si trasforma, letteralmente, come Dr. Jeckyll in Mr. Hide, come il brutto anatroccolo nel bellissimo cigno, come il rospo nel Principe Azzurro, insomma, ho reso l'idea???



Me la sono immaginata farcita con qualcosa che non fosse né una mousse (troppo asciutta anch'essa), né una bagna (troppo...bagnata), qualcosa che dovesse renderla umida, ma che avesse una bella consistenza. Allora mi sono ricordata di avere in dispensa un barattolo di marmellata di arance regalatami dalla mia amica Marcella, che è una vera artista in questo campo (e non solo in questo), e ho provato a farcirla con questa. Ci ho visto giusto perché, così farcita, questa pasta dà il meglio di sé: si scioglie in bocca e regala sensazioni meravigliose! E' una pasta fine ed elegante, anche al palato. Ci studierò su per pensare a realizzare anche dolcetti monoporzione da servire nelle loro cartine, accompagnati da creme contenenti frutta, che secondo me è l'abbinamento più azzeccato perché conferisce alla pasta l'umidità necessaria per apprezzarla al meglio.

La ricetta è pari pari quella di Pellegrino Artusi, e così la riporto:

Ingredienti

120 g di fecola di patate
120 g di zucchero a velo
4 uova intere
il succo di un limone, filtrato

(io ho fatto metà dose per una torta di 18 cm di diametro)

Nella planetaria montate gli albumi a neve ferma, poi trasferiteli in un'altra ciotola. Sempre nella planetaria montate i rossi d'uovo con lo zucchero a velo, finché non triplicheranno di volume e saranno diventati chiarissimi. Aggiungete la fecola sempre montando, ma a bassa velocità, e il succo del limone. In ultimo, a mano con una spatola, incorporate gli albumi con un movimento dal basso verso l'alto.




Imburrate e infarinate  uno stampo a cerniera, versatevi delicatamente il composto e infornate a 180° per 45-50 minuti. 



Come potete vedere, anche senza un grammo di lievito e farina di frumento, la torta si alza che è una bellezza! Dopo si siederà un pochino, ma giusto un pochino, anzi, se qualcuno sa come non farla sedere neanche quel poco, batta un colpo, grazie!

Con questa ricetta partecipo alla giornata della Torta Margherita per il Calendario del Cibo Italiano


sabato 1 aprile 2017

Coda di rospo al forno con scalogni glassati per il nuovo Calendario del Cibo Italiano





In questa primavera che sta esplodendo, oggi 1° aprile 2017 sboccia un bellissimo fiore, con i colori e i profumi che solo l'MTC può donargli: il nuovo Calendario del Cibo Italiano. Dopo il Club del 27 , che ha già prodotto meraviglie, la nostra inesauribile Alessandra Gennaro ha "partorito" anche questo progetto e, vista la data birichina, ha deciso che la prima ricetta con cui partire dovesse essere quella del pesce arrosto. Sarà bello ritrovarsi in tanti a cucinare, provando ricette per qualcuno familiari, per qualcun altro ancora sconosciute, confrontandosi e aiutandosi a vicenda, sempre connessi, sempre vicini, sembrerà quasi di stare sempre intorno a un grande tavolo virtuale ad assaggiare prelibatezze!
Ho voluto partecipare anch'io a quest'inaugurazione con un piccolo contributo, una ricetta di sicura riuscita che ho già fatto molte volte e che vi farà fare veramente una gran bella figura anche per una cena importante: la coda di rospo panata con erbe aromatiche e pancetta, servita con patatine fritte e scalogni glassati.

Ingredienti per due persone:
1 filetto di rana pescatrice o coda di rospo del peso di 650 g
2 fette di pane raffermo
salvia
rosmarino
uno spicchio d'aglio
2 fettine di pancetta stesa
olio extra vergine di oliva
sale e pepe

200 g di scalogni
40 g di vino bianco vendemmia tardiva (un vino dolce), in alternativa un Marsala
40 g di zucchero
20 g di aceto balsamico

1 grossa patata
olio extra vergine di oliva





Accendete il forno e portatelo a 190°. Tritate grossolanamente nel mixer il pane raffermo insieme allo spicchio d'aglio, la pancetta, la salvia, il rosmarino, sale e pepe. Aggiungete al trito un po' di olio, in modo da rendere morbido il composto. Avvolgete con esso il pesce, premendo un poco. Il trito dev'essere non tanto fine perché ne guadagna in croccantezza una volta cotto. Adagiate il pesce su una teglia foderata di carta forno e cuocete per 45 minuti (per la quantità di pesce indicata). Dopo questo tempo, il trito era ben dorato e il pesce cotto a puntino, bianco, morbido e succoso all'interno. Mentre il pesce cuoce, potete preparare due patatine fritte in padella, che ci stanno benissimo come accompagnamento.





Gli scalogni si possono preparare in anticipo, anche la mattina per la sera, come ho fatto io. La ricetta l'ho presa pari pari da qui: è un blog molto bello, trovato in rete per puro caso. Pulite gli scalogni e lasciateli 5 minuti in acqua fredda. Nel frattempo fate bollire una pentola d'acqua, aggiungete il sale, versate gli scalogni e fateli bollire 15 minuti (i miei erano grossetti, se fossero più piccoli bastano 10 minuti). Scolateli. in una padella mettete lo zucchero e il vino bianco dolce (ma ci starebbe bene anche un Marsala), e fate sobbollire 5 minuti finché lo zucchero si è sciolto bene. Aggiungete l'aceto balsamico e fate cuocere ancora due minuti, poi mettete gli scalogni e fate andare sempre a fuoco basso finché si sarà formata una salsa sciropposa e gli scalogni saranno ben avvolti dalla glassa (troppo buoni!!!). Ci vorrà in tutto circa un quarto d'ora. Se si dovessero attaccare, aggiungete qualche cucchiaiata di acqua, a me non è servita.




Non sto a dirvi quanto sia buono questo piatto e quanto non veda l'ora di leggere tutte le altre ricette di coloro che contribuiranno alla partecipazione di questo bellissimo progetto che è il nuovo Calendario del Cibo Italiano...

Il banner qui sotto è opera della meravigliosa Mai Esteve: ma quanto è bello? <3 



lunedì 27 marzo 2017

Empanada gallega per Il Club del 27



E siamo alla seconda! Per questa puntata del Club del 27 il tema è: Timballi, Torte e Pies da tutto il mondo, che sarebbero poi le ricette del tema del mese al tempo della sfida n. 46 dell'MTC. Oggi abbiamo anche una nuova bellissima pagina, andate a visitarla e vi perderete in un'orgia di ricette una più favolosa dell'altra! Il tema di questa sfida è molto intrigante e goloso, tanto che a scorrere la lista delle ricette proposte la salivazione s'impenna. Avrei voluto farne almeno una ventina, ma il tempo è tiranno e come al solito è stato un successo se almeno una sono riuscita a farla. Ma non finisce qui e, pur con i miei tempi, ho intenzione di provarne molte altre. Sono molto contenta, comunque, che la mia scelta sia caduta alla fine su questa Empanada Gallega, ricetta della mia adorata Mai, dal suo blog Il colore della curcuma, perché questa pie suscita delle vere e proprie emozioni di gusto, provatela e sarà un successo assicurato. Chi ha il libro Torte Salate dell' MTC la può trovare a pag. 52. Io l'ho rifatta con una piccola modifica sulla quantità di liquidi usati nell'impasto e sull'uso della paprica, affumicata nel mio caso anziché dolce come da ricetta originale, per il resto ho rispettato dosi e tempi ed il risultato è stato magnifico.

Per uno stampo di cm 34 x 10

Per la sfoglia:
500 g farina
180 ml tra olio e acqua del soffritto di verdure
1 cucchiaino abbondante di paprica affumicata
3 g di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino scarso di sale

Per il ripieno:
2 cipolle medie
1 peperone rosso grande (io 2 di quelli olandesi piccoli e sodi)
3 pomodori (piccadilly)
350 g di tonno sottolio di ottima qualità
150 ml di olio extra vergine di oliva
2 uova sode
sale

Per lucidare:
1 tuorlo

Per il ripieno, sbucciate le cipolle e tagliatele a dadini. Pulite i peperoni togliendo il picciolo e i semi e filamenti interni, tagliatelo a listarelle poi a dadini. Sbucciate i pomodori senza romperli, non devono perdere la loro acqua. Scaldate tutto l'olio in una larga padella senza farlo bollire: fatevi soffriggere prima la cipolla, a fiamma bassissima, per una decina di minuti, poi i peperoni, proseguendo la cottura a fuoco basso finché non si saranno ammorbiditi, aggiungete a questo punto i pomodori, facendoli appassire e rompendoli piano con un mestolo di legno. Infine, unite il tonno, ben sgocciolato dall'olio di conservazione e sminuzzato grossolanamente. Cuocete pochi minuti ancora, poi rovesciate tutto il contenuto della padella in un colino, preferibilmente un cinese, sopra un boccale alto e graduato, e fate raffreddare completamente. Lo scopo è di raccogliere quanto più liquido possibile. A me ne sono venuti circa 180 ml e l'ho usato tutto.
Per l'impasto, setacciate la farina in una ciotola grande e fate la fontana: versate nell'incavo la paprica affumicata, il sale, 180 ml dell'olio e del liquido di cottura delle verdure messe a scolare e il lievito in polvere. Impastate energicamente per una decina di minuti fino ad ottenere una sfoglia elastica e resistente.



Fate una palla e lasciatela lievitare coperta da pellicola per circa un'ora, a temperatura ambiente e al riparo da correnti d'aria.
Trascorso questo tempo, stendete la pasta in due sfoglie sottili. Rivestite con la prima uno stampo leggermente unto e distribuitevi il ripieno in uno strato uniforme. Adagiatevi le mezze uova sode tagliate per lungo. Coprite con la seconda sfoglia, sigillando bene i bordi e ripiegandoli all'insù. Spennellate con il tuorlo diluito con un po' di acqua e infornate a 180° per circa 45 minuti, fino a completa doratura.
Un consiglio spassionato: fatela prima possibile e gustatela, è squisita!!!!



Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Banner di Francesca Carloni 

venerdì 24 marzo 2017

Terrina di coniglio e vitello in lardo di Colonnata e gelatina di moscato


Ed eccomi con la seconda terrina per l'MTC, sfida n. 64. Sul filo di lana, mi rendo conto, ma comunque l'esito della gara con questa mia terrina dell'ultimo minuto non sarà compromesso, i giochi ormai saranno già fatti. Ci son state vere meraviglie in questa sfida, e questa mia semplice terrina alla "Dick of Dog" (permettetemi di dirlo in inglese) non sconvolgerà certo i disegni dei giudici. Per ora di vincere un MTC, nel mio caso, non se ne parla proprio, e se lo dico è perché lo penso veramente: mi rendo conto di non essere all'altezza, non avrei neanche una ricetta pronta, io che sopra ogni cosa amo il pane col pomodoro, io che come massimo della goduria intendo la-schiacciata-all'olio-col-sale-grosso-spalmata-di-Nutella-e-inzuppata-nel-caffellatte-ben-zuccherato. 
Però partecipo lo stesso, perché se è vero che mi stresso, è anche vero che mi diverto tanto e imparo, oh se imparo, a fare cose che per la mia indole non avrei mai provato a fare. E' il caso appunto delle terrine, che mi sono piaciute così tanto che una volta provata la prima, ho preso il via e ne ho fatta subito un'altra, e già una nuova idea mi frulla in testa per una terza terrina, di pesce stavolta. E' un po' come con i figli: per il primo figlio, per il primo bagnetto si compra il fasciatoio con la vasca incorporata, il termometro per l'acqua, il sapone delicato specifico per neonati; per il secondo, si tiene il figliolo col braccio sinistro, col destro s'insapona e si mette direttamente sotto il getto dell'acqua nel pilozzino della lavanderia, e chi s'è visto s'è visto (almeno, io ho fatto esattamente così). Voglio dire, quanto stress per la prima terrina, questa sconosciuta, e quanto entusiasmo invece per la seconda, me la sono proprio goduta! 
Nella seconda terrina, poi, volevo abbattere un altro mio tabù, la gelatina. Dire che la aborrivo è dire poco. Ma proprio per questo ho voluto provare: Giuliana, non ti ringrazierò mai abbastanza!!!

Ingredienti (per una piccola terrina di cm 10 x 7)

75 g di coniglio tritato
75 g di vitello tritato
la polpa di due zampe di coniglio tagliata a dadini
una fetta di pane privata della crosta e ammollata nel latte
1 uovo intero
sale e pepe
6 fette sottili di lardo di Colonnata
2 foglie esterne di porro, scottate in acqua bollente e asciugate bene

Per il contorno

2 porri
una noce di burro
sale e pepe bianco

Per la gelatina

100 ml di Moscato
1 foglio di colla di pesce

Tritare nel mixer tutti gli ingredienti tranne la polpa delle zampe del coniglio, fino ad ottenere un composto morbido. Aggiungere i dadini di coniglio e impastare con le mani. Foderare una terrina con le fettine di lardo (4 sul lato lungo e 2 sul lato corto), in modo che debordino un poco, e adagiarci un primo strato di farcia, appoggiare su questo primo strato la foglia verde del porro tagliata a misura, procedere col secondo strato e adagiare la seconda foglia di porro, quindi finire col terzo strato (mi sono dimenticata di fotografare questi stadi intermedi, ma non c'è nulla di difficile), in questo modo:



Richiudere le fettine di lardo sulla carne, coprendola completamente, e infornare a 190° per circa 50 minuti, fino a raggiungere la temperatura al cuore di 75°.


Scolare i liquidi che si sono formati in cottura, facendo molta attenzione a non bruciarsi, e far raffreddare. Decorare la superficie con fettine sottili di cetriolini sottaceto, un ciuffo verde di finocchio tritato finemente, un gheriglio di noce e chicchi di pepe rosso. 
Per la gelatina: mettere il foglio di colla di pesce in un bicchiere di acqua fredda e farlo ammorbidire bene. In un pentolino, scaldare 100 ml di moscato e aggiungere la colla di pesce ben strizzata dall'acqua dell'ammollo, mescolare finché non si è completamente sciolta e versare nella terrina fino a ricoprire la superficie. (Ne avanzerà un pochina per fare da accompagnamento, tagliata a dadini). Porre la terrina col suo coperchio in frigorifero a raffreddare. 


Servire con i porri tagliati a rondelle sottili e brasati a fuoco bassissimo in una noce di burro, conditi con sale e pepe, e con la gelatina tagliata a dadini.

Partecipo anche con questa mia seconda terrina alla sfida n. 64 dell'MTC, ringrazio infinitamente Giuliana per avermi fatto conoscere questo meraviglioso mondo!